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Palermo nascosta: Oratorio dei Santi Pietro e Paolo, bellezza della Palermo del XVII sec. E.

oratorioSu via Matteo Bonello, di fronte al Loggiato dell’incoronazione, proprio nel punto in cui inizia a declinare la strada, dandoci una concreta testimonianza (dalla differenza altimetrica) di quella che era l’ansa dell’antico fiume Papireto, sorge l’oratorio dei Santi Pietro e Paolo. Prima di entrare nella splendida Aula serpottiana, bisogna varcare un cancello e una piccola scalinata. Una volta fatto ciò, si rimane abbagliati dal bel portale d’ingresso totalmente realizzato in pietra tufacea. Il portale Barocco, disegnato da Paolo Amato, è abbellito ai lati da due colonne tortili. oratorio2Sopra il portale, su una nicchia, è posta la Vergine che ha come guardiani due cherubini. L’Antioratorio presenta nel pavimento lapidi sepolcrali e in una parete un medaglione con il busto di un alto prelato. Una volta avuto accesso all’oratorio, che un tempo fungeva da cappella del vicino ospedale di San Giacomo, si rimane abbagliati dall’ennesima opalescenza che è stata prodotta grazie alle sapienti mani del Serpotta. L’oratorio nacque negli ultimissimi anni del Seicento grazie anche alla volontà dell’allora arcivescovo di Palermo, Ferdinando Bazan. Sulla volta di staglia l’incoronazione della Vergine , affrescata dal messinese Filippo Tancredi. L’aula rettangolare presenta due altari parietali splendidamente addobbati di stucchi serpottiani, mentre gli stucchi del piccolo arco presenti nel presbiterio sono opera di Vincenzo Messina.

Da notare, oltre il tabernacolo di tartaruga e lapislazzuli, oltre i due serafini sul cornicione, anche la bella balaustra in marmi mischi con degli angeli alternati. Due grandi angeli, ai lati dell’arco, sorreggono corone con teatrini; la loro leggerezza e lucentezza è ascrivibile alla mano del grande Giacomo. Sull’altare maggiore, invece, è presente una “Pietà” (realizzata dal lombardo Marcello Venusti) che unendo le sue braccia con quelle del Cristo, riproduce la lettera H di Ecce Homo. La parete d’ingresso presenta una loggia tripartita, con pilastrini decorati da festoni con fiori e frutti; e sotto, l’accattivante opera del grande Giacomo Serpotta: un putto con la tromba che cavalca l’aquila simbolo della città. Ma a Giacomo vanno anche attribuite le decorazioni dell’altare parietale destro, in cui sono presenti le allegorie che vedono Ercole ( simbolo del quartiere in cui è ubicato l’oratorio , il Seralcadio) – come protagonista (Ercole uccide il leone di Nemea ed Ercole mentre riposa) Sull’altare di sinistra, sempre Giacomo scolpisce le allegorie della “Verginità” e della “Vittoria“. Anche in questo caso lascerà la sua firma (una lucertolina) Orbene, oltre al Serpotta, altri valenti artisti contribuirono ad allestire l’apparato decorativo dell’Oratorio: tra questi Domenico Castelli (allievo dello stesso Giacomo Serpotta) il quale si dedicò, in particolare, alla realizzazione dei putti.

E. Drago

E’ possibile vedere queste ed altre foto presso la Mostra “Palermo è Arte…”, aperta da venerdì 8 gennaio 2016 fino a sabato 16 gennaio (domenica esclusa), presso la Real Fonderia alla Cala, nelle fasce orarie 8.30 – 13.00 e 15.00 – 19.00..  Il tema della rassegna è sulle due facce della Palermo artistica: il lato di quella recuperata, e il lato di quella da recuperare se non, nei casi più gravi, negata, perché spesso non accessibile a chi vorrebbe restaurare opere preziose che rischiano di sbriciolarsi lungo l’oblio della noncuranza nel tempo.

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