Ecco il primo articolo di quello che spero diventi una rubrica… già, ma di cosa parlerebbe questa rubrica?
Bene partirò proprio dal titolo di questa riflessione.
Io non mi sento Palermitano, ma per fortuna o purtroppo lo sono!
Gaber ben sapeva come ci si sente ad essere italiani, a non riconoscersi nell’etichetta, ma nonostante tutto, continuare ad avere il dubbio che ciò non sia comunque una fortuna.
Allo stesso modo, immagino che questo rapporto amore/odio con la propria origine Siciliana e Palermitana sia un sentimento condiviso da buona parte del popolo della Conca e che la bipolarità della nostra Palermo porti noi stessi ad avere atteggiamenti contrastanti: mi ritrovo spesso, con la logica, a criticare aspramente ogni aspetto della mia città, tanto da far capire palesemente al mio interlocutore che non vedo l’ora di andarmene da questa terra calda e bruciata.
Ed ha ragione.
Farei come l’artista circense e mi infilerei in un cannone pronto a sparare, così da farmi atterrare puntuale nel funzionante nord. Farei come quei 10.000 siciliani che ogni anno lasciano la nostra isola per lidi più floridi. Quello che mi stupisce della mia Palermo è osservare quelle volte in cui inconsapevolmente mi ritrovo, con l’istinto, a difenderla a spada tratta da chi spara a zero sull’argomento. Decade ogni razionalità e visceralmente le tendo una mano come si fa con l’amico di infanzia, quello con cui risulta naturalissimo parimenti abbracciarsi e azzuffarsi.
Tutti quanti, nell’argomento nord/sud, tendiamo a categorizzarci in squadre. Ci sentiamo in dovere di difendere giustamente la nostra appartenenza ma con il metodo più vile: gettando fango sul “nemico”. Ho avuto modo di osservare le realtà nordiche e posso solo affermare che: Se possiamo avere qualcosa da insegnar loro, di certo loro hanno qualcosa da insegnare a noi.
Forse la condivisione reciproca delle conoscenze porterebbe ad un miglioramento da entrambe le parti. Utopia? banalità? forse…
Mi ritengo una persona mediamente educata ed istruita. Credo di essere civile e rispettoso. Eppure durante la mia prima visita a Milano, ho potuto constatare come le mie suddette qualità non fossero così salde come pensavo! Alcuni miei comportamenti risultavano frutto dell’abitudine della mia terra e ciò che a casa risultava normale, lì diventava fuori luogo o addirittura maleducato. Ora capitemi non sto facendo un elogio alla Madonnina. Il punto è che forse anche noi persone “educate” ed “istruite” potremmo fare meglio, potremmo imparare a prenderci maggior cura del nostro amico di infanzia… chissà che non risultino meno zuffe e più abbracci!
In questo spazio, ogni autore parlerà dell’ambito civico della città e di tutto quello che le gira attorno. Inoltre voi stessi potrete essere parte attiva, commentando e consigliando.
Ogni spunto di riflessione non potrà che essere un’occasione di confronto e di crescita!
Per quel che mi riguarda, visceralmente, vi introduco la mia idea. Un’idea banalissima: ogni articolo che pubblicherò, parlerà di un aspetto “stonato” che la maggior parte di noi assume e che invece, se sensibilizzata, porterebbe soltanto vantaggi. Desidero sensibilizzare me in primis, e spero chi mi legga, a quei comportamenti che ignoriamo, ma che in altre realtà, contribuiscono a rendere l’ambiente comune una convivenza molto più pacifica e civile.
Sono piccoli gesti quotidiani, piccole accortezze, ma è proprio da li che voglio partire!
Se avrete la pazienza di leggere il prossimo articolo, vi racconterò del primo evento che mi ha fatto capire che c’era qualcosa che non andava nel mio presunto senso civico!

