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Le Domus Panormitanae di Villa Bonanno. Ci sono anche se non si vedono.

 

Lo sapevate che a Palermo abbiamo ben due edifici romani? Furono costruiti tra il II e il III sec. d. C. e furono scoperti casualmente nel lontano 1869 da Francesco Paolo Cavallari. Si trovano nella parte Sud-Est della Villa Bonanno, lo spazio verde voluto dall’omonimo sindaco agli inizi del secolo scorso, quando questi decise di sistemare la zona antistante il Palazzo dei Normanni. Ci sono ma non si vedono perché il sito, sebbene sia delimitato da una recinzione e in parte coperto da una tettoia, tuttavia giace sepolto dall’erbacce che crescono a dismisura e sono esposti al pubblico lubridio e alle intemperie. Il sito è visitabile gratuitamente ed è custodito da un LSU, cioè da un non addetto ai lavori. Su internet si trova anche un numero tramite il quale si può prenotare una visita guidata; ma non funziona, ho verificato. E’ un Bene conosciuto da pochissimi. E’ stato studiato da grandi studiosi locali che hanno prodotto una corposa bibliografia che lo riguarda. Le uniche fonti che ho consultato per scrivere quello che state leggendo, lo confesso, sono un video di un’associazione culturale che si occupa di conservazione e valorizzazione dei Beni Culturali siciliani, in cui si denuncia la totale incuria e l’apparente indifferenza delle Istituzioni verso i Beni in questione; una scheda storico-artistica redatta dalla Soprintendenza dei BB CC della nostra regione. A questi si aggiungono alcuni (pochi) siti turistici che riportano più o meno le stesse stringatissime informazioni. Ma, come dicevo, quasi nessuno in città ne conosce l’esistenza.

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Pianta di Villa Bonanno (Piazza della Vittoria). Il cerchio rosso delimita l’area delle rovine

 

L’area, non  molto estesa, è stata soggetta a diverse campagne di scavi che dal 1868 al 2001 si sono susseguite le une alle altre con intervalli di grande durata. Nella fattispecie la zona in questione è composta da due edifici, chiamati A e B, separati da una strada. Il più antico dei due è quest’ultimo. Si tratta di una costruzione dalla struttura complessa resa tale da tre stratificazioni che si sono sovrapposte nel corso dei tempi. Vi si accedeva da Sud tramite un peristilio di forma trapezioidale con doppio colonnato dorico su tre lati mentre sul quarto vi erano quattro colonne di ordine gigante (cioè con estensione in altezza per più di un piano) chiuse ambo i lati da pilasti angolari. Il colonnato dorico venne successivamente chiuso da bassi parapetti intonacati e decorati. Al suo centro doveva esserci un pergolato fatto di colonne d’arenaria che creavano un ambiente usato come sala da pranzo estiva. A sua volta, questo triclinium estivo conteneva una fontana circolare rivestita di marmo. Nelle vicinanze dovevano sorgere altre due fontane: una molto piccola e ottagonale e, poco più in là, un’altra più grande rivestita internamente da intonaco azzurro e all’esterno era intonacata e decorata da motivi vegetali. Questa seconda fontana monumentale doveva essere inserita in una nicchia rivestita di marmo. A Nord, invece, si aprono le stanze della Domus. Tra queste ricordiamo un esedra usata probabilmente come triclinium, ovvero come sala da pranzo, con un pavimento musivo raffigurante la caccia di Alessandro Magno. Esso fu la prima porzione del monumento ad essere stata scoperta. Dal confronto con i mosaici pompeiani ed in particolare con la battaglia di Isso rinvenuta nella Casa del Fauno, possiamo dire che il nostro sia stato realizzato nel II sec. d. C. con la tecnica dell’ opus vermiculatum entrata in uso nel III sec. a.C. e caratterizzata dall’uso di piccole tessere lapidee, di forme e colori diversi, disposte in maniera simmetrica lungo il contorno delle figure.

L’edificio A, invece, è più recente. E’ formato da due zone: una termale ed una abitativa, probabilmente una schola ovvero la sede di un’associazione religiosa connessa al culto orfico-dionisiaco. I suoi ambienti sono decorati da mosaici raffiguranti: uno Nettuno trionfante e l’altro le Stagioni, probabilmente realizzato all’inizio del III sec. d. C. e recante le allegorie della sfera orfico-dionisiaca, nonché le fasi dell’iniziazione ai culti misterici che si diffusero in età severiana accanto alla religione ufficiale. Suddiviso in venti pannelli ottagonali separati da medaglioni circolari e a mandorla, vi troviamo raffigurati pesci; figure sedute di sapienti, gli amori di Zeus, quattro atlanti, i busti di divinità e, ovviamente, le personificazioni delle stagioni. Infine, troviamo un mosaico con Orfeo che incanta le fiere. Questi ultimi due grandi reperti si trovano esposti al Museo Salinas, attualmente chiuso per restauro. Le altre stanze, anche quelle del complesso termale, presentano pavimenti musivi con decorazioni a volte colorate, a volte in bianco e nero e con motivi geometrici. Se il primo gruppo di ambienti aveva un perimetro di colonne rosse i cui intercolumni erano chiusi da bassi muretti, il secondo era dotato di vasche rivestite di marmo collegate da canali che servivano per riscaldare o raffreddare l’acqua.

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Il grande mosaico con “Orfeo che incanta le fiere”, oggi conservato al Museo Archeologico “A. Salinas” di Palermo

 

Quello che andrebbe fatto per restaurare questo Bene e renderlo fruibile ai palermitani, consiste in: togliere le erbacce e controllare che non crescano più; coprire tutta l’area; catalogare e sistemare in teche i materiali; disporre indicazioni per i visitatori; disporre in loco del materiale informativo; informare la cittadinanza della sua esistenza; inserire una guida o comunque una persona qualificata e competente; fare pagare un biglietto.

Ne denunciamo lo stato pietoso in cui versa, sperando che le cose cambino. Perché sapere è potere e una cittadinanza che sa può salvare la propria beltà! E Palermo è davvero bella. E’ uno scrigno pieno zeppo di cose belle ma non tutti le conoscono tutte. Perciò svegliamoci, apriamo gli occhi e andiamo a scovare questi tesori per riportarli all’antico splendore e alla portata di tutti.

Purtroppo non ho fotografie mie da poter mettere a corredo di questo articolo. Se però qualcuno (magari!) incuriosito da queste poche righe volesse andare di persona a controllare e documentare fotograficamente, lo invito a condividere le foto che avrà scattato.

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Capitelli messi in ordine sotto una copertura di muratura

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Frammento di mosaico fra le erbacce

 

 

Gen 2, 2015Conny Catalano
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Conny Catalano
11 years ago L'Arte a Palermo, Piazza Marinaarte, domus, palermo, villa Bonanno4,544
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