Tradizione vuole che il Giovedì Santo si faccia visita ai sepolcri, ma cosa sono esattamente?
A cosa ci riferiamo quando parliamo dei Sepolcri?
Proviamo a fare un po’ di chiarezza: dopo la missa in Cena Domini del Giovedì Santo, non sono consentite altre celebrazioni eucaristiche sino alla notte di Pasqua, motivo per cui vengono allestiti degli altari o Cappelle della reposizione, per conservare le specie consacrate, il Giovedì, fino alla liturgia penitenziale del Venerdì Santo per distribuirle ai fedeli durante la comunione sacramentale.
Di per sé i giorni del triduo sono venerdì santo, sabato santo e la domenica di Pasqua. Il computo avviene secondo l’uso antico, quando il giorno iniziava al tramonto, al brillare delle prime stelle della sera. Pertanto la messa «nella Cena del Signore», che si celebra la sera del giovedì santo, liturgicamente guarda già al giorno seguente: è l’azione liturgica che dà inizio al triduo pasquale.
La pratica di allestire gli altari della reposizione si è affermata in Europa già a partire dall’Età carolingia ed esprime l’idea del lutto e della sepoltura: sebbene i cristiani cattolici adorino il Dio Vivente nell’Eucaristia, non si può negare il passaggio all’Immortalità attraverso una morte cruenta, ed ecco quindi che ricompare l’idea dei sepolcri.
Si diffondono via via elementi che rinviano alla sepoltura e al sepolcro di Gesù, come la tradizione di usare i semi di grano germogliati al buio che simboleggiano il passaggio dalle tenebre della morte di Gesù alla sua Resurrezione. Nell’altare vengono collocati il tavolo, simbolo del sacrificio, il pane, i dodici piatti degli Apostoli e il tabernacolo dove è riposta l’Eucarestia. Questi Altari vengono chiamati, soprattutto nel sud Italia, Sepolcri: “I sepulcra”.
Da cosa nasce la tradizione di visitare i sepolcri in numero dispari?
Probabilmente questa tradizione nasce dal Pellegrinaggio alle Sette Chiese di San Filippo Neri, che per penitenza visitò le grandi basiliche romane. In un epoca non precisabile l’usanza di allestire i sepolcri nelle chiese incontra la storia di San Filippo Neri e dal connubio di queste due tradizioni nasce l’uso di visitare simbolicamente sette sepolcri diversi. Col tempo questa tradizione ha subito alcune variazioni e leggenda vuole che i sepolcri vadano visitati in numero dispari, ritenendo che porti sfortuna girare le chiese in numero pari.
